ASSESSORATO REGIONALE DELLE RISORSE AGRICOLE E ALIMENTARI - Dipartimento degli interventi per la pesca
La pesca in Sicilia
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La pesca in Sicilia

UNO SGUARDO ALLA PESCA IN SICILIA

La produzione ittica e il settore della pesca hanno, nelle aree costiere del territorio siciliano, un significativo peso economico e occupazionale che si unisce al valore tradizionale e culturale di un’attività che è parte integrante dell’identità e dell’immagine dell’Isola.
La Sicilia detiene il primato in Italia sia per capacità che per attività di pesca.
Nella nostra regione si concentra oltre un quarto delle catture effettuate ogni anno e un terzo dei ricavi complessivi del comparto.
La Sicilia ha, tra le regioni italiane, la flotta più grande, sia in termini di unità che di tonnellaggio, e i maggiori ricavi del comparto.
Nel caso dei grandi pelagici, per esempio, l’80% della produzione nazionale proviene dalla flotta siciliana.

Il mercato del pesce e dei frutti di mare è caratterizzato dalla presenza di una miriade di operatori lungo la filiera produttiva e distributiva: aziende di produzione, di lavorazione e trasformazione, distributori e grossisti.
Questa frammentazione sta spingendo gli operatori ad aggregarsi (Distretti della Pesca), al fine di raggiungere importanti economie di scala e maggiore forza sui mercati mondiali, consentendo così lo sviluppo di un brand e di un’immagine forte e riconosciuta dai consumatori.

Oggi c’è un significativo spostamento nel mercato verso il consumo di prodotti “a valore aggiunto”, quali piatti pronti e delicatessen a base di pesce.
Il trend futuro, inoltre, prevede una più forte penetrazione di prodotti di pesce lavorato, quali filetti, tranci e altri porzionati, in mercati tradizionalmente dominati dal consumo di pesce intero.
Nel complesso, il consumo di prodotti ittici nel mondo è ora caratterizzato da un apprezzabile incremento della domanda (dovuto all’importanza di una dieta salutare) e da una maggiore domanda di diversificazione della gamma di prodotti (piatti pronti o semi-pronti, insalate di pesce in scatola) a causa delle nuove tendenze sociali (maggior numero di donne che lavorano, pasti meno regolari, ecc.).

LA FLOTTA SICILIANA

La flotta siciliana rappresenta quasi il 24% di tutti i battelli operanti a livello nazionale e il 33,3% del tonnellaggio impiegato nell’attività di pesca; tali dati permettono di evidenziare il ruolo di primo piano assunto dalla struttura produttiva regionale sull’intera flotta nazionale sia in termini di capacità che di risultati conseguiti.
Nonostante la presenza di aree fortemente specializzate in tecniche di pesca a elevata produttività (strascico e circuizione), la componente artigianale continua a essere quella maggiormente caratterizzante il comparto ittico regionale (il 50% di tutta la flotta ricade in questo segmento produttivo).
Numerose sono le marinerie che mostrano un elevato livello di dipendenza sociale ed economica dall’attività svolta dalla piccola pesca.
Buona parte della piccola pesca opera con attrezzi fissi (reti da posta, palangresi di fondo, nasse) su fondali non strascicabili; ciò sia per proteggere gli attrezzi di pesca dal danneggiamento provocato dalle reti a strascico, sia per trovare su fondali rocciosi un insieme di specie di elevato interesse commerciale.
In complesso gli occupati nel settore peschereccio sono 18.135 di cui 10.535 occupati direttamente nella pesca marittima; gli occupati nella trasformazione sono pari a 1.424 mentre si stimano in 217 gli addetti nelle attività di allevamento ittico.
Nelle altre attività correlate (servizi portuali, commercializzazione e altro), trovano occupazione all’incirca 6 mila lavoratori.
In termini percentuali, in Sicilia risulta presente il 26% di tutti i marittimi imbarcati sui pescherecci e il 18% del totale degli occupati nel comparto ittico in Italia.

LE TECNICHE TRADIZIONALI DI PESCA

La pesca è un’attività che l’uomo svolge da secoli.
Ogni luogo, ogni mare, ogni tempo, ogni cultura ha sviluppato in quest’ampio arco di tempo le proprie tecniche.
La pesca artigianale è stata, ed è, quell’attività produttiva che più rispecchia le abitudini locali.
Le pesche speciali ne sono una chiara testimonianza. In passato ciò era ancora più accentuato e la diversità di attrezzi e di attività era molto maggiore. La presenza di diversi tipi di fondo ha favorito il diffondersi di numerosi sistemi di pesca di tipo artigianale (o piccola pesca) che sono variamente distribuiti lungo tutta la costa e che possono essere globalmente divisi in due gruppi: reti da posta fisse e piccola circuizione (cianciolini o lamparelle e sciabichetta o sciabichella).
Alcuni sistemi si sono persi nel tempo, altri, anche se con minimi accorgimenti continuano a trovare ampio impiego ancora oggi.

Reti da circuizione
La rete da circuizione è uno strumento e una tecnica di pesca indirizzata in genere a specie che vivono in banchi, sia piccoli (sardine e acciughe), sia grandi (p.es. sgombri) che grandissimi (tonni).
Il tipo più comune di rete da circuizione prende il nome di cianciolo o saccoleva (al Nord) ed è orientato alla cattura del pesce azzurro.
I banchi di pesci vengono attirati, nelle ore notturne, in prossimità delle barche tramite l’impiego di fonti luminose (lampàre).
Quando il branco è ben compatto viene stesa intorno a esso una rete rettangolare con sugheri nella parte alta e piombi (lima di piombi) in quella inferiore. Il banco viene così circondato, ed è in questo momento che i pescatori chiudono la parte inferiore della rete, che viene lentamente issata fino a quando i pesci sono concentrati in uno spazio piccolo e possono essere recuperati con un coppo.
Le reti da circuizione, nelle imbarcazioni attrezzate con mezzi acustici, come un sonar, possono essere utilizzate anche di giorno.
In entrambi i casi, questa tecnica richiede condizioni meteomarine ottimali, il che la rende una pesca tipicamente stagionale, in genere tra marzo-novembre.

Reti a strascico
La pesca a strascico è un metodo di pesca che consiste nel trainare attivamente una rete da pesca sul fondo del mare. La rete, che può essere trainata da una o due barche, ha generalmente forma conica; la parte terminale, apribile per estrarre il pescato, prende il nome di sacco, l’apertura invece prende il nome di bocca e la parte centrale di ventre. Questa rete, nelle sue varianti “a divergenti”, “a coppia” e “con grande apertura verticale”, opera sul fondo marino, portata incontro al pesce catturato durante il progressivo avanzamento della barca (o delle barche).
Il tipo più comune di rete a strascico (utilizzata per prede che stiano sul o nei pressi del fondale) è la paranza, in origine manovrata da due imbarcazioni ma oggi in genere messa in pesca anche da un solo peschereccio.

Pesca con sciabiche
Un antichissimo tipo di rete usato in tutte le marinerie è la sciabica. Questa, manovrata da varie persone, presenta tipi diversi di maglia, più larga alle estremità e più stretta al centro. La sciabica è generalmente distinta in due tipi: le sciabiche da spiaggia per la pesca del novellame, e le sciabiche da tiro con natante adatte ai fondali più profondi. In entrambi i casi, il posizionamento avviene per mezzo di una barca che cala a semicerchio le lunghe braccia (ali) e il piccolo sacco, in modo tale da catturare il pesce nel suo avanzamento.
Nel caso del novellame, le sciabiche possono essere tirate dalla spiaggia e vengono usate con molta cautela, facendole scivolare lentamente lungo il fondale.

Reti da posta
Tra le reti maggiormente diffuse nel segmento della piccola pesca, specialmente a livello regionale, un posto di rilievo è occupato dalle antiche reti da posta (nate principalmente per la pesca di sarde e acciughe).
Queste reti sono usate soprattutto dove non è possibile lo “strascico” a causa delle asperità dei fondali.
Sono un attrezzo da pesca professionale costituito da una rete disposta verticalmente, e spesso molto lunga, che viene calata in mare lasciando che siano le prede a raggiungerla e a rimanervi impigliate. Queste reti “passive” vengono distinte in reti fisse e ferrettate (più adatte alla cattura del pesce pelagico).
A seconda delle specie insidiate e della profondità di esercizio, infatti, variano nella forma, nella dimensione e nell’assemblaggio.

Le Nasse
Tra i sistemi di pesca ancora oggi impiegati uno dei più antichi e interessanti è quello che utilizza le nasse: delle vere e proprie “trappole” che attirano il pesce sempre più al loro interno tramite un’esca viva, costruite in giunco e olivastro e montate su telaio rigido.
Esistono diversi tipi di nasse. I principali sono: a campana e a barile. Entrambi si basano su una strozzatura dell’entrata che costringe il pesce, attirato dall’esca, a entrare forzando le maglie. In questo modo la preda non è poi più in grado di lasciare la trappola.
Le nasse sono generalmente posizionate al largo la sera, e recuperate la mattina seguente per sostituire l’esca e scaricare il pescato.

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